La FORZA sovrasta la FORTUNA

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Mi trovo nuovamente costretto ad operare una grande scissione tra coloro che conoscono il CrossFit e quelli che ancora no.
La maggior parte delle persone che ancora non annovera il CrossFit tra gli sport, mi chiede giustamente cosa esso sia.
Gli altri invece, sono curiosi di sapere come passi le mie giornate.
Ecco perchè nasce questo articolo.
Per chiarire le idee: mie e vostre.
Il quesito che spesso e volentieri mi pongo è: chi me lo faccia fare?
La domanda che mia mamma non ha smesso di farsi è: chi me lo faccia fare?
Partiamo da qui: non soldi, non fama, non belle donne.
Fortunatamente, non sempre, ma qualche volta esiste dell’altro e questa è una di quelle occasioni.
Circa 2 anni fa sono stato invitato da Matteo Fuzzi (owner @Reebok CrossFit Ravenna) a seguire un programma di allenamento inizialmente molto simile a quello di un professionista (per poi diventarlo definitivamente) che permettesse di partecipare agli Open con il massimo obiettivo di qualificarsi per la fase dei Regionals.
Uno dei motivi che mi ha spinto a non declinare l’invito, oltre alla cuiriosità, è stata la consapevolezza che tra tante cose, una di quelle che mi mette terribilmente a disagio è la mediocrità e R2F nel mio caso, è stata la spinta propulsiva per naufragarne fuori.

Ps: Nessuno di voi si senta chiamato in causa o accusato di mediocrità, scrivo di me, non di voi.
R2F non è: né la miglior programmazione che esista né l’unica. Ma è la mia ed è quella che conosco meglio. Solo per questo spendo parole in merito.

Detto questo, ciò che più mi affascinava era avvicinarmi alla vita di un’atleta che avesse fatto del mio hobby la sua professione.
Prima di tutto, non sapevo quale fosse la linea di demarcazione tra fare con piacere e fare per dovere.
Così, mi sono inventato un ruolo dove il dovere e il piacere collimano.
Per questo, da giugno del 2012, ogni sera dopo le 22, aspetto il messaggio che mi dia le indicazioni sull’allenamento del giorno successivo (E non siate così ingenui da pensare che ogni volta sia felice di leggere ciò che leggo. Anzi).
Solo dopo preparo la borsa in base a cio’ che il day training prevede: scarpe da running, scarpe da sollevamento, k-way se piove, windstopper se fa freddo, cardiofrequenzimetro etc.. e due cambi, perchè l’allenamento si divide con una doppia sessione tra mattina e pomeriggio.
La divisione è sempre indicata, ma io decido come comportarmi in base al lavoro e agli appuntamenti della giornata.
Questo, succede il lunedì, il martedì, il mercoledì, il venerdì e il sabato.
Cinque giorni su sette.
Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato. Mattina e pomeriggio, mattina e pomeriggio, mattina e pomeriggio etc..
Chissà se potete iniziare ad immaginare quanto siano lunghi cinque giorni con doppia sessione.
Io ed ognuno dei miei compagni oltre ad immaginarcelo, lo sappiamo bene perchè non facciamo solo questo, abbiamo un lavoro che ci tiene occupato parte del tempo restante.
Esatto, solo una parte perchè bisogna ancora aggiungere la famiglia, la fidanzata, gli amici, le commissioni, il riposo, lo svago e tutto quello che completa le nostre vite.
Proprio a questo riguardo, quella che tanti reputano la mia fortuna è in realtà croce e delizia.
Lavoro come Coach nello stesso Box in cui mi alleno e per quanto vi possa sembrare figo, vi garantisco che entrare in palestra alle 7 ed uscirne alle 22 mangiando seduti su un jump box, riposando con un abmat come cuscino e ritrovandosi sempre delle magnesite da qualche parte alcune volte è stressante, stancante, demotivante e assolutamente insoddisfacente.
Proprio in quei momenti la domanda ”chi me lo fa fare?” torna a bussare alla base delle corteccia cerebrale.
Certo, ci deve essere un motivo, se pur flebile, che continui a farmi amare la mia professione e il mio sport, i miei compagnie il mio Box.
Qualcosa che non mi faccia odiare il suono della sveglia, le ferite sulle mani, il dolore ai muscoli, il poco tempo libero, l’odore di quel maledetto pavimento in gomma (che solo alcuni di voi potranno riconoscere).
Qui e adesso, vi voglio dare una risposta.
Ficcatevi nella testa che non esistono incentivi esterni.
I ”rinforzi positivi” (il biscotto per il cane che sta a cuccia, per intenderci) danneggiano gravemente la motivazione e spingono a renderla evanescente e fragile.
Inoltre se ci credessi realmente avrei cercato di approdare nella massima serie di un qualsiasi sport dai guadagni a molteplici zeri.
Invece, sono e voglio rivendicare di essere (insieme a tutti gli altri) la dimostrazione che si possono raggiungere altissimi livelli di performance anche senza l’erogazione di stimoli esterni, facendo leva solo sulla mia passione.
Ciò che ogni mattina mi spinge dal letto al Box è il semplice gusto di farcela. Alimentare il fuoco che brucia dentro con la consapevolezza di essere CAPACE.
Stringere la vite della propria AUTONOMIA scegliendo liberamente.
In una società votata al culto della lotteria, del talento e della genetica vi invito ad investire sulla vostra volontà e capacità individuale, sfruttando tutte le risorse di cui l’essere umano è dotato.
La FORZA sovrasta la FORTUNA.

Stefano Italiano