L’ideologia della competitività

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Con l’arrivo degli open, da 3 anni a questa parte, si è aperta una nuova era della competizione.
Per la prima volta nella storia dello sport stiamo assistendo ad un fenomeno di globalizzazione di portata davvero epocale.
Pensiamo solo per un attimo alle dimensioni dello sport in termini di ”impresa”.
Vale a dire considerare quante risorse possa assorbire un evento come i CrossFit Games Open: umane, finanziarie, organizzative, comunicative, etc..
Gli Open hanno una caratteristica in più che li rende davvero la metafora di questo mondo post-moderno: il Web.
Iscrizioni, risultati, classifiche e gare, tutto comodamente da casa vostra o dal giardino, dove vostro figlio che vi osserva ”Woddare” ride beatamente sull’altalena.
Detto questo, vorrei portarvi ad un ragionamento che incentra la sua ragione d’essere sul perchè questo evento mediatico e globale funzioni e lo faccia così bene.
È molto semplice: perchè la competizione, in quanto obiettivo, è balzata al primo posto arrogandosi la priorità assoluta.
Il mondo dello sport a cui ci stiamo abituando, per un motivo o per un altro, sostiene, enfatizza e promuove la spettacolarità.
Le gesta e le imprese dei campioni devono assumere una forma che consenta loro di bucare lo schermo.
Se tutto questo non vi sembra corrispondere alla realtà, andate a guardare su YouTube le prime finali dei CrossFit Games e poi quelle del 2013; Fate il divertente gioco ”trova le differenze” e scoprirete che i finalisti, da Eroi si sono trasformati in SUPER eroi.
Queste selezioni non sono null’altro che la messa in scena del claim ”Forging Elite Fitness”.
La logica di mettere a confronto una buona parte degli abitanti del pianeta, accredita e rafforza l’elite ”eliminando” chi non è in grado di resistere ai wod più duri e mettersi al pari degli altri.
L’atteggiamento in questione elegge a ”Dei” i finalisti della competizione massima, aumentando sempre di più il divario tra fortissimi amatori e atleti che sembrano praticare ormai un’altra disciplina.
Dall’altra sponda c’è il SOGNO AMERICANO.
La possibilità che tutto possa trasformarsi flebilmente in realtà.
Mario Rossi e Rich Froning nella stessa classifica.
Un sogno che si avvera, nonostante non si concretizzi neanche lontanamente.
C’è però un punto di incontro tra tutte le categorie partecipanti: l’obiettivo.
Ne esiste uno ideale? Probabilmente si ed ecco quali caratteristiche deve rispettare:

-Non deve superare le capacità del soggetto in causa;
-Deve venir meno la certezza del suo raggiungimento;
-Deve essere inserito all’interno di una cornice che lo renda ufficiale a sottolinearne l’importanza;
-Deve offrire uno stress che sia positivo e non frustrante;

Bisogna però fare attenzione alla partecipazione degli open, perchè nella sua accezione assolutistica, incontra dei limiti strutturali spesso legati all’incapacità delle persone di contestualizzare e saper dare le giuste priorità agli eventi.
Il messaggio è chiaramente indirizzato a chi del CrossFit non deve sfruttare la legge della competizione globale ma bensì, la nuova possibilità di sfidare se stessi e mettersi di fronte a nuovi limiti da superare.
In questo caso, ancora una volta, come spesso leggiamo o sentiamo la differenza la fa un buon Coach. Vale a dire tra chi è in grado di trasmettere il giusto segnale senza generare senso di incapacità e colui che trascrive il concetto di competizione alla lavagna, senza tener conto delle singole personalità che si trova di fronte.

Adesso sedetevi a tavolino, tirate le somme e.. ENOJY THE OPEN!

Stefano Italiano